Diventano molto importanti esercizi specifici fatti al di fuori dell'acqua.
Gli atteggiamenti nei confronti dell'acqua dipendono inoltre da: 1) traumi passati 2) aspettative deluse 3) condizionamenti esterni (a causa di genitori ansiosi, racconti, storie, film, eredità) 4) incapacità di fare ciò che è chiesto, con conseguente sfiducia in se o nell'istruttore 5) posizione instabile 6) avanzamento difficoltoso.
Quindi la sensazione provata all'arrivo in piscina può essere di panico o sicurezza (nel caso in cui abbia già precedenti esperienze). Può essere utile far visionare l'ambiente piscina, per renderlo più familiare. Spiegazioni razionali hanno spesso poco successo: la paura va superata creando nel bambino la voglia di entrare in acqua e il miglior modo è quello del gioco. Non va comunque forzato: coinvolgerlo gradualmente nell'attività del gruppo fino ad interessarlo al gioco. Mettendo poi in evidenza i successi e i progressi ottenuti, si crea un ulteriore aumento della fiducia e della sicurezza. Diventa fondamentale la comunicazione verbale e non verbale (voce, viso, posizione, mani, baci ecc...). Bisogna cercare le risposte del bambino alle nostre affermazioni. Il pianto può avere vari significati: non mi fido, ho bisogno di tempo, non mi vuoi bene ecc...Rinviare, quindi, il messaggio tenendo presente la risposta avuta.
Le esperienze acquatiche diventano utili anche per il mondo esterno: da qui l'importanza di svilupparle nel modo corretto.
La prima fonte di socializzazione è l'attaccamento fisico per i propri genitori: se solo, si sente rifiutato, nell'ignoto. Se è il bambino ad allontanarsi, vuol dire che è sicuro di ritrovarli.
La seconda fonte di socializzazione è l'istruttore con l'allievo.
Per i bambini è meglio usare toni dolci, favolistici e giocattoli; con gli adulti che hanno paura, bisogna sottolineare i benefici estetici e per la salute. Per entrambi dimostrare sicurezza, allegria, assegnando le giuste progressioni dal più facile, al più difficile (permettono un aumento della motivazione) per non creare traumi, non esagerando con i rimproveri ma evitando di essere troppo leziosi.
Infine vi sono i rapporti fra i vari bambini: a volte visti come competitori per l'amore materno. Bisogna che si sentino tutti uguali (importante il fatto di cantare insieme). Fare attenzione al formarsi di leader. Per un bambino sono importanti le reazioni degli altri bambini. L'appartenenza ad un gruppo motiva e fa vedere come propri, sia gli obiettivi del gruppo,
Negli ultimi anni è cambiato molto anche il modo in cui lo sport agonistico guarda alla salute mentale degli atleti, bambini compresi. Un momento simbolico di questo cambiamento culturale è stato il ritiro della ginnasta statunitense Simone Biles da alcune gare alle Olimpiadi di Tokyo 2021, motivato apertamente da difficoltà psicologiche: un gesto che ha avuto grande risonanza internazionale e ha contribuito a normalizzare l'idea che anche i migliori atleti possano avere bisogno di proteggere il proprio benessere psicologico, non solo quello fisico. Per gli istruttori questo significa prestare attenzione anche ai segnali di stress, ansia da prestazione o affaticamento mentale (il cosiddetto "burnout") nei giovani nuotatori, non solo ai loro progressi tecnici.
sia i successi degli altri.
