APPARATO RESPIRATORIO E CARDIACO
Svolgono funzioni
di importanza vitale. La respirazione si articola in due atti: inspirazione
ed espirazione. Con l'inspirazione si immette ossigeno dall'esterno,
con l'espirazione si espelle anidride carbonica e una certa quantità
d'ossigeno. Questo perché non tutta l'aria inspirata arriva
ai polmoni. Le vie aeree utilizzate sono l'ordine: il naso e la bocca,
la faringe, la laringe, la trachea, i bronchi e gli alveoli polmonari.
Negli alveoli polmonari, ricoperti di vasi sanguigni, avviene lo scambio
anidride carbonica per ossigeno. I movimenti sono garantiti dal diaframma
e dai muscoli intercostali con un ritmo medio di 14-18 atti al minuto
a riposo e oltre 18 in caso di attività lavorativa. La loro
frequenza e ampiezza è regolata da centri nervosi situati nel
bulbo (posto alla base del cervello fino al midollo spinale). Nell'inspirazione
il diaframma scende, facendo aumentare l'ampiezza della cavità
toracica e permettendo l'espirazione dei polmoni, mentre i muscoli
intercostali sollevano le coste e spingono lo sterno in avanti permettendo
una distensione dei polmoni. Le cellule utilizzano l'ossigeno per
"bruciare" le sostanze nutritive e rilasciano anidride carbonica.
L'ossigeno perviene alle cellule tramite i vasi sanguigni: arterie,
vene e capillari. All'interno dei vasi sanguigni scorre il sangue
nel quale vi sono i globuli rossi, che si occupano del trasporto dell'ossigeno
e dell'anidride carbonica. Il cuore si occupa di far scorrere il sangue
nei vasi. E' situato al centro del torace, ha forma piramidale con
la punta in basso a sinistra. E' diviso in 4 cavità: 2 atri
in alto e 2 ventricoli in basso. Nell'atrio destro entra il sangue
venoso (cioè povero d'ossigeno), nell'atrio sinistro entra
il sangue riossigenato dai polmoni. Dagli atri, il sangue passa ai
ventricoli, tramite apposite valvole, per poi tornare in circolazione.
Vi sono due circolazioni: grande e piccola. La grande inizia nel ventricolo
sinistro ed arriva all'atrio destro dopo aver viaggiato nel corpo
per consegnare ossigeno (ricevendo anidride carbonica); la piccola
inizia nel ventricolo destro e arriva nell'atrio sinistro dopo
esser passato nei polmoni per consegnare anidride carbonica (ricevendo
ossigeno).
TIPI DI ANNEGAMENTO
L'annegamento è uno stato di asfissia acuta di tipo occlusivo determinato dalla penetrazione di liquido nelle vie aeree con successivo arresto respiratorio e poi cardiaco. Vi è poi un altro tipo di annegamento detto "da idrocuzione" nel quale si ha invece prima perdita di coscienza poi arresto cardiaco, ed infine, arresto respiratorio; questo a causa di fattori traumatici (forti colpi subiti nell'entrata in acqua), termici (troppo sbalzo di temperatura fra quella corporea e acquea), allergici o digestivi.
VERIFICHE INIZIALI
Trovandosi di fronte ad una vittima, bisogna effettuare un controllo generale per verificare: lo stato di coscienza, la funzione respiratoria, la funzione cardio-circolatoria, la presenza di ferite, fratture, emorragie esterne. Comunque la verifica della presenza delle funzioni vitali rimane la cosa primaria, così come il successivo ripristino. Segue l'eventuale compressione di un vaso sede di emorragia esterna e l'immobilizzazione di arti fratturati. Fare molta attenzione negli spostamenti della vittima in quanto potrebbe avere fratture gravi (ad esempio alla colonna vertebrale) che potrebbero complicare ulteriormente le cose, causando altre lesioni (ad esempio al midollo spinale). Controllare il colorito cutaneo, l'ampiezza delle pupille e la presenza di eventuale rigurgito. Per controllare la presenza del battito cardiaco premere con 2 dita nelle zone dei polsi arteriosi: il polso radiale dal lato del palmo sotto il pollice, il polso carotideo al disotto della mandibola, il polso femorale a metà della piega inguinale. Inoltre si controlla ponendo l'orecchio sul torace, sopra la linea immaginaria che unisce i capezzoli, verso sinistra. Se l'attività cardiaca è assente, bisogna iniziare il massaggio cardiaco. Per quanto riguarda l'attività respiratoria, controllare se vi sono movimenti della gabbia toracica e dell'addome, la loro ritmicità e profondità. Per accertarsi meglio, porre 2 dita al disotto dello sterno, nel punto di passaggio tra torace e addome. In caso di mancanza di attività respiratoria, bisogna iniziare la respirazione artificiale.
RESPIRAZIONE ARTIFICIALE
Vi sono 3 sistemi: 1) con aria espirata 2) manuale 3) semimeccanico.
1) Il migliore in quanto introduce direttamente l'aria nelle vie aeree della vittima ed in quantità maggiore dei sistemi seguenti. Vi sono 3 metodi: a) bocca-naso b) bocca-bocca c) bocca-naso-bocca. Prima di iniziare, bisogna distendere la vittima su una superficie rigida e controllare la pervietà delle vie aeree, eliminando eventuali corpi estranei o rigurgito. Tale eliminazione va effettuata manualmente con le dita, eventualmente ponendo sul fianco la vittima, o percuotendo con il palmo della mano sulla schiena, o comprimendo lo sterno (da evitare nel caso di donne incinta o lattanti). Nel caso di lattanti o bambini metterli a testa in giù e percuotere con il palmo della mano. Poi è essenziale iperestendere il capo all'indietro, per evitare che la lingua occluda il passaggio dell'aria. Adesso si può iniziare a insufflare l'aria nel naso (chiudendogli la bocca), nella bocca (chiudendogli il naso) o entrambi (nel caso di lattanti). Bisogna iniziare con 5 insufflazioni di soccorso: nell'annegamento, a differenza dell'arresto cardiaco "classico", la causa è l'ipossia e va quindi data priorità immediata alla ventilazione. Se la vittima non riprende a respirare da sola, continuare con insufflazioni dalla durata di 3 secondi, con pausa di 2 secondi riaprendogli la bocca o il naso. Continuare finché non riprende a respirare da solo. Importante: se l'insufflazione è corretta si deve vedere un sollevamento del torace. Se si alza l'addome vuol dire che l'aria è entrata nello stomaco; iperestendere meglio il capo e verificare la pervietà delle vie aeree. Seguendo all'incirca questi tempi cercare di ottenere circa 10-12 cicli al minuto negli adulti, 20 nei bambini e 30 nei lattanti. Nel caso di sospetta frattura della colonna vertebrale evitare nel modo più assoluto manovre di lateralizzazione e flessione in avanti della testa; si potrà eseguire solamente una modesta estensione del capo mentre il resto deve rimanere allineato.
2) Da usare se non è possibile usare il sistema ad aria espirata. Vi sono vari metodi, comprimendo alcune parti del corpo: con la vittima a pancia in giù comprimendo sulle scapole e sollevando le braccia, o comprimendo sulla regione lombare e sollevando le anche, o pancia in su comprimendo sulla regione addominale e allargando poi le braccia della vittima.
3) Tramite strumenti, come ad esempio il pallone Ambu.
MASSAGGIO CARDIACO
Inginocchiarsi (preferibilmente sulla destra) e porre la base del palmo della mano a contatto con il torace, al centro di una linea immaginaria che unisce i capezzoli. Sovrapporre poi l'altra mano ed effettuare delle compressioni, partendo dalle spalle con braccia distese e perpendicolari, producendo un abbassamento dello sterno di almeno 5 cm (senza superare i 6 cm). Effettuare un numero di compressioni a una frequenza di 100-120 al minuto e terminare quando riprende l'attività cardiaca (verificare periodicamente l'eventuale ripresa). Osservare, inoltre, il cambiamento del colore cutaneo e la grandezza delle pupille.
Sia da soli che in due soccorritori, il rapporto da tenere in caso di arresto respiratorio e cardiaco è: 30 compressioni e 2 insufflazioni (30:2), secondo le attuali linee guida internazionali.
Nota sul DAE (defibrillatore automatico esterno): va utilizzato non appena disponibile, seguendo le indicazioni vocali dell'apparecchio. Nell'annegamento, tuttavia, le linee guida più recenti (American Heart Association, 2024) danno priorità alla ventilazione rispetto alla defibrillazione immediata, poiché in questo tipo di arresto cardiaco i ritmi defibrillabili sono rari (l'arresto è causato principalmente da ipossia, non da aritmie).
AVVICINAMENTO AL PERICOLANTE
Il pericolante può trovarsi in varie situazioni: può essere calmo, può dibattersi o può essere già affondato o galleggiante e privo di sensi. Un pericolante agitato è anche molto pericoloso, in quanto, a causa della forte paura, non è in grado di controllarsi e quindi potrebbe afferrare il soccorritore e impedirgli qualsiasi movimento. In casi di questo tipo per il soccorritore, se alle prime armi, potrebbe diventare anch'egli una vittima (un soccorritore esperto troverà dei vantaggi nel fatto che la vittima si muove in quanto può risultare vantaggioso per il suo galleggiamento). Alcune regole basilari per ridurre al minimo i rischi: non avvicinarsi troppo al pericolante e compatibilmente con la situazione studiare il suo comportamento (eventualmente facendolo stancare un pò) e parlargli per rassicurarlo, evitare il contatto diretto porgendogli un qualcosa a cui attaccarsi, avvicinarsi sempre da dietro. Se nonostante ciò si venisse presi e bloccati, lasciarsi affondare evitando dispendio energetico finché il pericolante non si stacca. Nel successivo trasporto (con pericolante sempre sul dorso) verificare che la bocca sia sempre fuori dall'acqua. Il trasporto sarà lento nel caso di pericolante cosciente, veloce nel caso contrario. La nuotata di avvicinamento deve essere a testa alta a Rana o Crawl per non perdere di vista la posizione del pericolante. Se si arriva frontalmete si può andare in immersione e girare il pericolante dalle gambe.
TECNICHE DI TRASPORTO
Se il pericolante viene prese al capo, bisogna tenere le dita dritte e il pollice aperto che passa dietro l'orecchio, in modo tale da lasciarlo libero (utile per potergli parlare e rassicurare). Fare molta attenzione a tenere le mascella e non il collo.
Ecco
alcune tecniche di trasporto con soccorritore che nuota sul dorso
in posizione leggermente seduta:
1) Tenendo il capo del pericolante con 2 mani.
2) Tenendo il petto del pericolante facendo passare il braccio sotto
la sua ascella; la testa del pericolante è appoggiata
sulla spalla del soccorritore. Il braccio libero viene usato per facilitare
la nuotata.
3) Tenendo il mento con una mano e l'altra sotto la schiena.
4) Tenendo il mento con una mano e l'altra tiene il braccio, girato
dietro la schiena.
5) Tenendo le braccia, sopra i gomiti.
Tecniche alternative:
1) Soccorritore sul fianco e presa al petto, con braccio passato sopra
la spalla del pericolante. Il soccorritore nuota a Over.
2) Soccorritore a pancia in giù, pericolante sul dorso con
mani appoggiate sulle spalle del soccorritore (braccia dritte). Il
soccorritore nuota a Rana ed ha il pericolante
sotto di se.
CATENA DELLA SOPRAVVIVENZA NELL'ANNEGAMENTO
Secondo il modello proposto da Szpilman e colleghi (Szpilman et al., 2014, Resuscitation), la sopravvivenza a un annegamento dipende dal susseguirsi rapido ed efficace di 5 anelli, ciascuno dei quali riduce il rischio per l'anello successivo:
1) Prevenzione: la maggior parte degli annegamenti
è evitabile con supervisione, conoscenza dei rischi e rispetto
delle norme di sicurezza.
2) Riconoscimento dell'emergenza: individuare rapidamente
la persona in difficoltà, anche perché l'annegamento reale è spesso
silenzioso e privo dei segnali "vistosi" che ci si aspetta.
3) Richiesta di aiuto/allarme: avvisare il bagnino o i
soccorsi e, se possibile, chiedere aiuto ad altre persone presenti.
4) Fornire un galleggiante alla vittima: prima ancora
dell'estrazione, dare alla persona un supporto che la mantenga a
galla riduce il rischio di sommersione e di arresto cardiaco.
5) Estrazione e cure: portare la vittima fuori dall'acqua
e iniziare, se necessario, le manovre di rianimazione descritte
nelle sezioni precedenti.
